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La conoscenza genera conoscenza, per questo abbiamo deciso di condividere una piccola parte della nostra biblioteca con il nostro pubblico di tecnici ed esperti qualificati. L’area scientifica contiene articoli di rassegna stampa riguardanti le nostre attività o brani di pubblicazioni che hanno catturato il nostro interesse, bibliografie particolarmente interessanti riguardo a progetti o argomenti specifici, materiali di carattere tecnico o divulgativo in ambito scientifico. 

Dopo molti anni come analista di failure ho raccolto una solida e varia esperienza nella comprensione delle ragioni che portano alla failure di un componente.

Nonostante questo, nonostante le migliaia di parti rotte che ho analizzato, mi sono reso conto solo di recente di quanto potrebbe essere diverso il mondo dei dispositivi medicali e di quante competenze sono necessarie per avere una comprensione completa del fenomeno coinvolto.

Questo è diventato per me molto chiaro quando ho iniziato io stesso a progettare dispositivi medici e incredibilmente mi sono imbattuto negli stessi problemi che tante volte in precedenza mi ero trovato ad analizzare. Quindi mi sono chiesto: come è possibile incorrere negli stessi errori, anche se si tratta di problemi già visti ed analizzati molte volte?

La risposta a questa domanda non è ovvia e mi ci è voluto un pò per collegare tutti i puntini ed ottenere il quadro chiaro dagli indizi.

La risposta più semplice è che la metodologia mentale era sbagliata! Per qualche motivo, nella mia mente come di mentalità molti progettisti, il pregiudizio comune è che l'investigazione sulla failure sia una fase finale della vita del prodotto e infatti il risultato spesso viene percepito come una criticità aperta del prodotto finale.

Sbagliato.  La comprensione di una failure analysis è il processo più complicato nella vita del prodotto e probabilmente il più completo e prezioso set di informazioni a cui un designer dovrebbe mirare, per evitare richiami dal mercato.

Il punto è: come utilizzare questo set di informazioni se la failure analysis è l'ultima fase della vita del prodotto?

Nella mia esperienza, la failure analysis è uno strumento di progettazione che dovrebbe rientrare nel processo di sviluppo appena possibile, perché la comprensione parallela delle prestazioni passa attraverso un solida comprensione di come si sviluppano i guasti.

Una failure analysis in fase precoce è in grado di fornire informazioni che sono di grande aiuto nella prevenizione di problemi futuri, in certi casi evitando effetti catastrofici.

In molte situazioni i set up selezionati per la validazione del prodotto sono inopportuni e non completamente rappresentativi delle reali condizioni di lavoro.

Nonostante questo, una failure analysis dei campioni esaminati può il più delle volte evidenziare ulteriori e non ovvi dettagli che sono estremamente preziosi per una valutazione completa del progetto.

L'approccio sviluppato in NCS Lab mescola progettisti ingegneri, esperti in materiali e processi, ingegneri applicativi e medici per sfruttare al massimo le informazioni che possono essere raccolte e utilizzarle per interpretare i fenomeni e valutare la corrispondenza tra i parametri di design e le reali performances.

Per capire veramente il valore aggiunto di questa attività critica, dobbiamo prima definire che cosa è una failure analysis: è la completa comprensione e valutazione di un fenomeno (atttraverso competenze che spaziano dalla attività clinica, alla conoscenza dei materiali fino all'ingegneria), fatta con l'obiettivo di fornire una serie di informazioni utili per confermare o smentire l'adeguatezza della combinazione performance/condizioni di impiego/indicazione clinica. La comprensione delle cause all'origine e delle interconnessioni che esistono e attraversano queste variabili strettamente collegate alla vita del prodotto, forniscono una serie preziosa di dati progettuali aggiornati che deve essere riportata nelle specifiche di progettazione.

Nella mia esperienza, questo è il vero valore intrinseco della gestione corretta della failure analysis su dispositivi medici, mentre il vecchio concetto di utilizzo di questa attività solo per rispetto dei requisiti dei sistemi di qualità è solo un costo inutile ed ingiustificato.

 

M. Mantovani

The goal of rotator cuff repair is to achieve high initial fixation strength, minimize gap formation restoring a wide foot-print, maintain mechanical stability under cyclic loading and optimize the biology of tendon-bone healing . Several works1,2 have shown how rotator cuff tears repaired by a transosseous approach are able to obtain a better functional reconstruction and a relevant pain reduction compared to others repairing ways. For many years, however, this technique was restricted only to open or mini-open surgery because of its difficulty. Nowadays, thanks to the quickly technological evolution occurred in the last years in this field, it is possible to perform a transosseous repair also in arthroscopic surgery, joining the effectiveness of the technique in the recovering of the shoulder functionality and in the pain reduction with the rate and the safety of the surgical procedure.

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 Presented at FOOTBALL MEDICINE STRATEGIES 2014 - MILAN, 22 MARCH


Training and coaching of soccer players along the season contemplate many different constraints to be taken in account such as the player status, the type of field, the environment, the training program, the rehabilitation (if required) program.

That makes very complex to modify training or rehabilitation programs and, overall, define prevention programs.

Wearable technology is available in the market, allowing researchers to measure physical quantities in order to define significant parameters for the athlete performance and safety.

The objective of this work was to apply a validated method based on wearable sensors on soccer players during warming-up exercises.

In this preliminary study, two hypotheses were formulated A) when trunk kinematics are stable during walking, asymmetry at lower body might still occur; B) walking alterations can be reflected during running.

Set of slides supporting the presentation given at the 1st European Workshop on Ligaments and Tendons in Arezzo on Oct 19th 2013.

Today, in rotator cuff tear repair, the transosseous sutures are considered superior from a biological and biomechanical point of view. Our purpose is to present the early clinical and biomechanical data of a new arthroscopic
rotator cuff tear transosseous repair system: the Sharc-FT.
Materials and methods A total of 34 patients with rotator cuff tear affecting supraspinatus and infraspinatus, 1 to 3 cm wide, were treated and evaluated from 2010 to 2013. The average age was 63.2 years. Mean follow-up was
18.6 months. All patients were assessed through Constant score in the preoperative step and at 3-, 6-, and 12-month follow-up, performing an MRI 6 months after surgery.
Results The patients have shown a mean preoperative Constant score of 24.5 pt that constantly increases after surgery, until a mean value of 86.9 at 12 months. Regarding
complications two cases of adhesive capsulitiswere recorded.
Conclusions This device permits to obtain transosseous sutureswith corticalfixation; to greatly reduce the problems of lack of bone resistance; to decrease motion at tendon–footprint
interface improving fatigue resistance; to make the stress–load distribution homogeneous at the footprint, thus optimizing biological healing. A later evaluation will be necessary, especially for the incidence of retears.